“Occorre lottare sempre, contro se stessi, spesso, ma anche contro il mondo, ed è solo così che siamo in grado di trovare la parte più profonda di noi”.
A dichiararlo è Licia Troisi, quella, tanto per intenderci, del romanzo Cronache del Mondo Emerso, signora del fantasy italiano che, della lotta, ha fatto il sottofondo della sua vita e del suo successo. Perché? Semplice. Quando ogni giorno devi fare nel contempo la moglie, la mamma, l’astrofisica, la scrittrice, è fisiologico scegliere una dimensione più polemica. In senso letterale.
Eppure, Licia, nata a Roma nell’80, appassionata di rock e musica classica che, solo per “testardaggine”, è diventata una delle autrici più amate dai giovani, da uno a dieci si considera tosta solo otto.
Perchè?
In verità, non mi sento particolarmente tosta. Anzi, mi percepisco come una persona per certi aspetti fragile. Tutti, però, mi dicono che sono più forte di quanto credo. Per cui, probabilmente sì, sono una tipa tosta ‘inconsapevole’. Mi do otto, via. È che ho una gran forza di volontà, alla quale in sostanza devo più o meno tutto quello che ho ottenuto fin qui nella mia vita
E’ giovane, ed è madre, moglie, scrittrice, astrofisica. Come fa a conciliare tanti impegni?
Facendo i salti mortali. Occorre tenere gli ambiti separati, avere una certa disciplina e amare quel che si fa.
Una sua giornata tipo? Ed una particolarmente pesante?
In genere mi sveglio alle 7.30, mi godo la colazione preparata da mio marito, quindi esco per accompagnare Irene all’asilo e andare a lavoro. Sto all’ Università fino alle 16.30-17, poi vado in palestra, due volte a settimana, e più o meno per le 18 sono a casa, cucino, do da mangiare a Irene, poi alle 20.30 la preparo per la ninna e le racconto la storia della buonanotte. A questo punto mi prendo una mezz’oretta di riposo, e alle 21.30 sono pronta per scrivere, fin verso mezzanotte. Ma dipende molto dalla serata.
Poi?
A questo punto stacco, guardando una puntata di qualcuno dei telefilm preferiti, quindi leggo e poi a nanna. Le giornate dure sono semplicemente quelle in cui succede l’imprevisto.
E cioè?
E’ il caso di particolari scadenze, che mi costringono a restare all’ Università fino a tardi (20.30-21), oppure le volte, in cui devo fare qualche presentazione. Per dire, di recente, ho fatto una presentazione il venerdì sera a Roma, una a Torino nel pomeriggio di sabato, una domenica a Milano, e la sera ero di nuovo a Roma.
Quali sono le sue rinunce più grandi?
Forse sacrifico un po’ la vita sociale, e in generale, mi lascio davvero poco tempo per il semplice riposo. Probabilmente, comunque, il mio rimpianto maggiore è stato aver abbandonato la divulgazione scientifica, costretta dalla mancanza di tempo. Mi piaceva tantissimo farla.
Forse è la molteplicità di impegni ad ispirare i suoi romanzi e a renderla tosta?
Sì, è possibile. Sono una persona iperattiva, ho bisogno sempre di molti stimoli, per cui, quando non ho molti impegni, me ne creo di nuovi: preparo dolci, realizzo album di fotografie, faccio in generale qualcosa di creativo.
Come vive la quotidianità un’astrofisica? E come la maternità?
Mah, la vita degli astrofisici è identica a quella di qualsiasi altra persona: in fin dei conti, negli aspetti pratici, non è un mestiere molto diverso da un qualsiasi lavoro di ufficio. L’unica differenza è forse la dedizione totale che la ricerca richiede. La maternità è l’esperienza più bella che abbia mai fatto in tutta la mia vita, è incredibile quante cose meravigliose Irene ha portato nella mia vita, ma non credo che il mio essere un fisico abbia cambiato la percezione che ho avuto di quest’esperienza.
Perché?
È qualcosa che in ogni caso trascende le singole esperienze di vita.
I valori che trasmette a sua figlia?
A mia figlia vorrei insegnare ad essere una persona forte e gioiosa. Poi, certo, le insegnerò anche che nella vita occorre lavorare sodo, come abbiamo fatto sia io che suo padre.
Da ragazzina non avrebbe mai immaginato di fare la scrittrice. Un giorno ha mandato il primo manoscritto alla Mondadori, che glielo ha pubblicato. Ha osato e ha ottenuto quello che voleva. E’ cosi?
Sì, è andata proprio così. E vedere il libro in libreria è stata un’emozione fortissima. All’epoca stavo lavorando alla mia tesi di laurea, e uscii prima dal lavoro solo per andare nella libreria più vicina per vedere Nihal della Terra del Vento sullo scaffale. In qualche modo volevo rendermi conto che fosse vero.
Non tutti hanno il coraggio di provare. Consigli?
A chi vuole pubblicare, consiglio di provare a spedire alle case editrici: i libri li leggono, è il loro mestiere. Ci vuole di sicuro un pizzico di fortuna, ma se un libro vale, una strada per lo scaffale la trova.
Qual è il messaggio delle sue storie?
Ce ne sono svariati. In linea di massima, credo che il denominatore comune sia che occorre lottare sempre, contro se stessi, spesso, ma anche contro il mondo, ed è solo così che siamo in grado di ritrovarci. Ovviamente, è tutta roba autobiografica.
E i suoi personaggi?
Non so dire esattamente come li invento: non mi ispiro mai a persone reali.
Davvero?
Più che altro attingo a tipologie caratteriali che in qualche modo ho conosciuto nella mia vita, magari anche attraverso libri, film, fumetti e canzoni. Metto insieme i pezzi, e alla fine ho il mio personaggio.
Chi sono i suoi lettori, in genere?
Principalmente ragazzi, molto spesso adolescenti, ma mi leggono anche alcuni under 13, e molti adulti. A quanto pare le mie storie sono abbastanza trasversali.
Sta scrivendo un altro libro? Chi sarà il protagonista?
Sto scrivendo il quinto volume de La Ragazza Drago. La protagonista al solito è Sofia, ma in realtà questo libro è molto più corale degli altri.
Lo vedremo! Cosa c’è della sua vita nei romanzi?
Moltissimo, ovviamente. Io credo che tutti scrivano per parlare in un modo o nell’altro di se stessi. Sofia, poi, è in assoluto il mio personaggio più autobiografico.
Una pellicola su un suo romanzo? Ha avuto proposte?
I diritti cinematografici delle Cronache sono stati opzionati, e al momento esiste anche una sceneggiatura di massima, ma questo non significa molto. Il progetto non è ancora realmente in fase di realizzazione, si stanno ancora cercando partner internazionali per una coproduzione. In verità non so se e quando un mio personaggio apparirà sul grande schermo.
Quali sono i progetti per il futuro?
Appena avrò finito con La Ragazza Drago mi dedicherò al secondo volume su Nashira. Poi, ho in testa un progetto per una nuova serie. Ma sono ancora in fase di definizione dei personaggi e della storia. Infine, mi piacerebbe darmi alla divulgazione astrofisica, ora che ho terminato il dottorato.
Chi le piacerebbe avere come lettore, che ancora non ha?
Il sogno proibito è essere letta da qualche mio mito: Jonathan Stroud, ad esempio, in assoluto il mio scrittore fantasy preferito, o Matt Bellamy, dei Muse, il mio gruppo preferito. Il mio libro però non è mai stato tradotto in inglese, per cui al momento non ho molte speranze.
Una scoperta ultima che ha fatto da astrofisica? Ne parlerà in un prossimo libro?
Nel mio lavoro di tesi col mio gruppo ho trovato un valore inaspettato per la quantità di elio, che è stato prodotto durante il Big Bang. E’ una cosa interessante, perché conoscere come e in quali quantità le varie specie chimiche sono state prodotte nelle prime fasi di vita dell’Universo ci dice molto su come tutto è nato, e anche sul destino dell’Universo. In ogni caso, è un argomento abbastanza specialistico, per cui non so se entrerà mai in qualche mio libro.
Il personaggio a cui è molto affezionata?
Ido. Credo sia la mia migliore creatura, ancora non sono riuscita a fare i conti col fatto che non è più nei miei libri. I brani con lui protagonista sono tra le poche cose che ho scritto e che ho piacere a rileggere dopo la pubblicazione.
Cinzia Ficco

Questi Troisi hanno una marcia in più!
Dici? Sarà vero. pensa al “mio” Massimo! grandiosoooooooooooooooooooooooooo