L’azienda vitivinicola della sua famiglia dopo cinque generazioni si rinnova e conquista un primato. Grazie al suo intuito e alla sua intraprendenza.
Parliamo di Giuseppe Mastrodomenico, ingegnere, che, qualche anno fa, per caso, ha trascinato le Vigne Mastrodomenico, a Barile, nel Potentino, in un progetto sperimentale. Un’iniziativa rivoluzionaria, che permetterà alla realtà vitivinicola lucana di dare ai suoi clienti garanzie concrete sul suo prodotto. www.vignemastrodomenico.com
“Sono un ex ingegnere della Motorola – spiega Giuseppe – In un periodo di transizione in un’altra azienda (Reply,Torino) ho partecipato ad un bando di gara europeo, che mirava appunto alla tracciabilità dei prodotti agro-alimentari, mediante tecnologie RFID e WSN (wireless sensor network). L’azienda presso cui lavoravo era consorziata ad un network di imprese/università europeo. Io ho disegnato il primo schema di funzionamento relativo alla filiera vinicola, mentre l’Università del Salento si è occupata di implementare il tutto nella mia azienda. Il sito ufficiale del progetto si trova qui : http://www.rfid-f2f.eu/”.
“L’ho fatto – continua – perché i consumatori hanno il diritto di sapere cosa stanno mangiando e bevendo. La contraffazione dei prodotti agro – alimentari produce un alto danno all’immagine del nostro Paese, oltre ad una perdita economica significativa. Di qui il progetto Farm To Fork. E la nostra azienda è stata la prima italiana che ha deciso di unirsi al consorzio Europeo Farm To Fork, il quale ha sviluppato un progetto pilota, in grado di tracciare i nostri prodotti, dalle vigne alla bottiglia”.
Ci dice qualcosa di più? “E’ un progetto ambizioso – specifica Giuseppe – finanziato dall’Unione Europea, che coinvolge aziende ed università sparse su tutto il territorio dell’Unione europeo. La nostra azienda è stata selezionata per la varietà pedo-climatica del nostro vigneto, l’alta qualità dei nostri prodotti e la nostre forte propensione all’innovazione”.
Quali saranno gli effetti di questo progetto? “Il consumatore finale– risponde il professionista – sarà in grado, attraverso un codice QR, di consultare tutta la storia di una singola bottiglia: dalla vendemmia all’affinamento, all’imbottigliamento finale. Potrà anche conoscere il percorso dell’uva dalla vigna alla cantina e le condizioni pedo-climatiche di tutta l’annata. Tutti i dati vengono catturati da una rete di sensori (WSN), disegnata e implementata in campagna e in cantina. Siamo orgogliosi di far parte di questo progetto, che ci permette di comunicare, usando le moderne tecnologie, un dato: i nostri prodotti sono fatti con genuinità.”
Dunque, tracciabilità alimentare per l’Aglianico del Vulture, che in futuro darà importanti risvolti. “Nell’azienda – ripeto – sarà molto utile per raccogliere i dati climatici da usare prima di fare interventi in campagna ed in cantina. Le statistiche possono già darci un’indicazione di quello che sarà il prodotto finale. Ancora non posso pronunciarmi sulla risposta del mercato,perchè il progetto è stato appena presentato. Sarebbe interessante proporlo come standard di qualità per una fascia di prodotti ritenuta pregiata dal mercato (un po’ come il Porto Vintage) o per le piccole aziende. Sono proprio queste ultime ad avere necessità di distinguersi in un mercato, in cui chi fa economie di scala riesce a sopravvivere. Farm To Fork potrebbe essere un trampolino di lancio”.
Ma nel dettaglio cos’è Farm To Fork? Come si è detto è il progetto europeo sulla tracciabilità alimentare, nel quale sono coinvolti anche esperti dell’Università del Salento. Dalla fattoria alla forchetta, traduzione letterale. Ovvero dal produttore al consumatore. Nel caso di un’azienda vitivinicola, ad esempio, è possibile seguire tutte le fasi di produzione del vino. Questa tracciabilità di cibo e bevande è garantita grazie all’applicazione della tecnologia di Identificazione a Radio Frequenza, detta RFID. In pratica attraverso un’ antenna, che legge delle informazioni e dei tag posti sugli oggetti, le cose possono “comunicare”.
Gli studiosi coinvolti nel progetto sono gli esperti di Campi Elettromagnetici del Dipartimento di Ingegneria dell’Innovazione dell’Università del Salento, diretti dal professor Luciano Tarricone.
Il progetto è stato avviato di recente in via ufficiale a Bruxelles alla presenza del coordinatore, Università di Wolverhampton, e di altri dieci partner, che rappresentano sei Stati europei. Fra i partner italiani è presente, unica Università del nostro Paese, quella del Salento.
“Il mercato alimentare – spiega Luciano Tarricone – è uno dei settori con maggiori potenzialità per ottenere un “Return on Investment” dall’applicazione della tecnologia RFID in vari aspetti: dall’autenticazione dell’origine dei prodotti, alla riduzione di sprechi, dall’ottimizzazione della logistica, all’incremento della qualità del prodotto finale. Farm To Fork, F2F, intende dimostrare i benefici derivanti dall’uso degli RFID in tutti i processi della produzione e della catena del valore, garantendo la tracciabilità dei prodotti in Europa, dal produttore (farm) al consumatore (fork). Si punta ad armonizzare produttori internazionali, processi, venditori e consumatori attorno ad un sistema informatico, che si avvale di soluzioni standardizzate per la tracciabilità e l’autenticazione dei prodotti alimentari.”.

L’iniziativa é finanziata nell’ambito del programma ICT (Information and Communication Technology) PSP (Policy Support Programme) del CIP Programma per la Competitività e l’Innovazione).
Informazioni più dettagliate sul progetto sono disponibili sul sito www.rfid-f2f.eu oppure
contattando il professor Luciano Tarricone (luciano.tarricone@unisalento.it)
Cinzia Ficco