Sui Monti Nebrodi si punta sul suino nero, caro ad Omero

Sui Monti Nebrodi hanno avuto intuito. E capito che in tempi di crisi conviene puntare sul suino nero.

Siamo a Galati Mamertino, in provincia di Messina. Qui è nato un polo agroalimentare dedicato, appunto, al maialino scuro, cantato, con molta probabilità, da Omero.

Ne parla Dario Cartabellotta, 43 anni, Direttore dell’Istituto Regionale del Vino e dell’Olio, nonché Dirigente Generale dell’Assessorato all’ Agricoltura della Regione Sicilia, che ha deciso di finanziare il primo prosciuttificio presente in Sicilia.

Ci dice: “Abbiamo creato un centro di trasformazione del suino nero. Qui, finalmente, ci sarà la filiera completa per la produzione dei salumi, ricavata da questa pregiata razza di suini.  In questo modo si accorcerà la filiera e i nostri prodotti non dovranno più essere lavorati fuori, cosa che è accaduta fino ad ora. Il consorzio che si è aggiudicato la gara per l’affidamento e la gestione del centro è composto da 25 allevatori e produttori di questa particolare area geografica siciliana”.

A sentire il dirigente, l’edificio che accoglie il polo agroalimentare del suino è costituito da tre piani su una superficie di circa 2600 mq. Lì la carne sarà macellata e trasformata. Il secondo piano diventerà tra breve una sala, in cui si terranno delle conferenze a tema. L’ultimo piano sarà adibito a spazio espositivo per allevatori e produttori della zona. Il progetto è costato circa un milione di euro.

La fase sperimentale é stata avviata sette anni fa.

Ma come è nata l’idea? “Nel 2003 – fa sapere Cartabellotta -  durante una visita in Corsica: il suino nero dei Nebrodi gli somiglia parecchio”

Quanto è stato faticoso portare avanti questo progetto? E soprattutto, quali sono stati i maggiori intoppi? “Come per tanti altri progetti – spiega- l’intoppo è stato trovare ciò che unisce e non ciò che divide. Ma devo riconoscere che i Nebrodi hanno individuato nel suino nero un forte attrattore del territorio, su cui costruire il legame produttivo e gastronomico. Il progetto è andato avanti in modo graduale e con la piena  convinzione di tutti. Del resto, è un progetto importante. Si pensi che in Italia non ci sono concorrenti. Di prosciutti ne abbiamo tanti, ma di prosciutti di suino nero, no. Abbiamo realizzato una rete internazionale del maiale nero ecocompatibile (progetto QUBIC) per il miglioramento continuo della qualità”.

Ci faccia capire di più, l’obiettivo del progetto, quale sarà? “Gli allevatori – dice-  ora potranno portare la carne al centro, trasformarla, e farla stagionare. Nessuno di loro avrebbe potuto farlo autonomamente con risultati garantiti sul piano qualitativo e della sicurezza alimentare. Non solo. Una coscia di maiale, che prima veniva trasformata in salami di basso valore, ora diventerà prosciutto e varrà 100 volte di più. Puntiamo ai 20 mila prosciutti l’anno”. Nella struttura lavoreranno quattro persone.

Tanti i partner del progetto : l’Istituto Superiore della Sanità, l’Università di Catania, l’Istituto Zooprofilattico di Palermo.

Perché dice che oggi puntare sull’agroindustria conviene? “L’industria alimentare italiana – risponde – con i suoi 127 miliardi di euro di fatturato, di cui 23 di export, 410mila  dipendenti -è una industria buona in ogni senso. Il successo del settore enogastronomico in tempi di crisi non è quindi una sorpresa, ma il risultato di un lavoro rigoroso. Noi continueremo su questa strada”.
E’ vero che i suini dei Nebrodi hanno origini antiche? Secondo Cartabelotta, alcune fonti scritte e resti fossili testimoniano la loro presenza fin dal periodo greco e cartaginese. Nei primi anni del secolo scorso i boschi si sono ridotti  e il suino nero ha preferito ritrarsi nelle zone dei Nebrodi, nella Sicilia nord-orientale, dove sono ancora presenti i boschi di quercia, di cerro e di faggio. Lì questi animali vivono all’ aria aperta, alimentandosi con castagne, ghiande, cereali e legumi tipici.

                                                                                                                            Cinzia Ficco

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